Oltre la musica

Baricco dal mito al non teatro

Lo scrittore torinese chiude il Ciclo di spettacoli classici all'Olimpico rileggendo come scontro di élite culturali la storia poco nota dell'eroe acheo Palamede, giustiziato dai suoi sotto le mura di Troia per un tradimento inesistente. Spettacolo di stampo televisivo (presto su Rai 5) nel quale non si coglie traccia di drammaturgia, basato com'è solo sulla narrazione di due attori (migliore quella di Michele Di Mauro)

Quaranta giorni dopo l’uragano Ángelica (Liddell), che ha rischiato di trasformarlo – assurdamente – in una guerra di religione, il 68° Ciclo di spettacoli classici al teatro Olimpico giunge in porto con la calma piatta intorno ad Alessandro Baricco e al suo Palamede. Bonaccia anche nel “cantiere delle idee” che deve portare a individuare il successore di Emma Dante alla guida del Ciclo. L’ipotesi che sia lo stesso scrittore torinese a raccogliere il testimone non sembra ad oggi consistente come nei giorni scorsi: la fase è quella – come suol dirsi – della “pausa di riflessione”. A quanto pare le opzioni non sono più univoche. Ed emerge sempre più chiaramente la consapevolezza della necessità di creare una fase ideativa meno slegata dal contesto vicentino, come pure di affinare e rendere più incisiva la macchina produttiva.

Unica nuova produzione del festival di quest’anno, e dunque unica novità assoluta, Palamede, l’eroe cancellato è anche lo spettacolo che risolve il dilemma fra innovazione e tradizione nel teatro con la scelta più chiara. Nel senso che di teatro comunemente inteso ne contiene poco, o punto. Trattasi infatti di un’intrigante lezione arricchita da declamazioni – durata di prammatica per gli orari scolastici: 60 minuti scarsi – su un personaggio dimenticato del Ciclo troiano, condotta con i tempi e i modi di uno “speciale culturale” per la Tv, genere nel quale Baricco si è affermato già da molto tempo. E infatti in tv approderà presto questo “Palamede”, e lo si potrà vedere anche sul web, con gran gioia degli amministratori cittadini, che ogni video-passaggio delle auguste scenografie olimpiche accolgono come la manna dal cielo. A prescindere dall’occasione (pari sono gare di scherma e classici greci?).

Forse perché nessuno creda che non sia una lezione (sempre intesa nel senso scolastico), Alessandro Baricco si assume il compito della spiega iniziale e della sintesi finale. Come un bravo prof. introduce la figura di Palamede, che ha avuto un handicap enorme rispetto ai suoi colleghi di mitologia (Achille, Aiace, Agamennone, Odisseo) perché Omero lo ignora completamente, sia nell’Iliade che nell’Odissea. Fortunatamente, la letteratura greca non è solo Omero. E la reverenzialità verso il misterioso autore dei poemi fondanti della cultura occidentale, pur evidente anche nell’antichità, non ha fermato quei laici dei greci dal coltivare il libero pensiero. Così, da quando è fiorita la tragedia in poi, Palamede ha avuto lo spazio che meritava, anche perché era un grande saggio, “bello e bravo”, che ha fatto una brutta fine, del tutto immeritata, incastrato da Odisseo con una falsa accusa di tradimento e per questo condannato a morte sotto le mura di Troia. È stato un eroe per Eschilo, Sofocle ed Euripide; è stato un soggetto letterario per molti secoli dopo e nulla è oscuro del suo mito, che come tutti i miti importanti conosce anche diverse e articolate varianti.

Nessuna “damnatio memoriae”, dunque. Ma certo un ruolo minimo nella nostra conoscenza. E del resto ben poco si può fare, se i testi nel corso dei secoli sono andati perduti. Le tragedie su Palamede, ad esempio, sono tutte svanite, tranne pochi frammenti. E poi la nostra scuola classica ha un canone estremamente ristretto, che discende, vedi un po’, dalla tradizione omerica. E cose come “In difesa di Palamede” di Gorgia da Lentini o ancor più come l’“Eroico” di Filostrato sono non si dice ai margini dei programmi, ma quasi completamente fuori. Soprattutto il secondo, che fu scritto fra secondo e terzo secolo dopo Cristo (Gorgia invece era un sofista del V secolo a.C.).

Sempre creativo, ancorché sussiegoso come vuole il suo personaggio, Baricco teorizza che l’emarginazione di Palamede dalla grande tradizione mitologica fu l’effetto di un “clash” fra élite culturali avvenuto all’epoca in cui prendevano forma i poemi omerici. Un po’ come quello fra Chiesa e Galileo all’alba della modernità. O come quello fra mondo digitale e tradizione oggi (e qui non si è capito ben a che parte iscrivere il nostro sfortunato eroe). L’esclusione ha basicamente ben altri motivi, pratici e contingenti (la perdita dei testi), ma certo affascina l’idea di un epocale confronto fra mondi creativi e culture.

Comunque, il cuore dello spettacolo consiste nell’illustrazione della figura di Palamede attraverso due narrazioni distinte. La prima sintetizza in un testo fluido e coinvolgente, degno del gran capo di una scuola di scrittura creativa, le storie su Palamede narrate da Filostrato ma anche da Ditti Cretese e da Apollodoro. Storie tragiche a voce sola, raccontate da un attore molto partecipe, Michele Di Mauro. La seconda narrazione (dopo l’unico colpo di teatro dello spettacolo, la rottura di parte delle piccole colonne di vetro collocate sulla scena olimpica sopra una superficie argentea riflettente) è affidata alla bellissima Valeria Solarino (per la quale Giovanna Buzzi inventa un magnifico costume arcaico), che si piazza a proscenio e non muove un muscolo nel raccontare, con toni minimalisti, l’autodifesa di Palamede al suo processo, secondo il testo di Gorgia. L’apologia è una sintesi delle acrobazie dialettiche tipiche del sofismo, di cui Gorgia era esponente di punta. Il clou è questo: “Se avessi voluto tradire non avrei potuto, se avessi potuto non avrei voluto”. Baricco trova alcuni passi di quest’opera “molto teatrali”. Pensando che le parole bastassero a se stesse, lo scrittore in veste di regista non ha fatto null’altro, abbandonando l’attrice a se stessa sul bordo del palcoscenico.

La gradinata dell’Olimpico era al completo; vuota la platea, anche se non usata per lo spettacolo. I trecento presenti alla prima hanno apprezzato moltissimo, applaudendo calorosamente e a lungo. Fra loro, numerosi i giovani studenti. L’anagrafe degli spettatori dell’Olimpico si rinnova, ed è molto positivo. Resta la curiosità di sapere – senza alcun intento polemico – se queste positive presenze servano anche al botteghino.

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Pubblicato su Vvox.it