Oltre la musica

La guerra dei mondi (espositivi)

Per una felice e in parte casuale concatenazione di eventi, Treviso diventa capitale italiana delle mostre da quest'autunno fino alla primavera 2017. Si parte con El Greco (nell'immagine la sua "Ultima cena"), si finirà con l'Impressionismo, Rembrandt e l'arte italiana del '900. A confronto il re del marketing culturale Marco Goldin e il suo arcinemico accademico, lo storico dell'arte Lionello Puppi

Per usare il vocabolario della fantascienza, è un po’ una guerra dei mondi. Qui però non c’entrano alieni e terrestri, ma semplicemente due modi molto diversi – per qualcuno diametralmente opposti – di concepire il senso e la funzione stessa di una mostra. Due mondi, appunto. Il caso e la necessità (ma anche un’abile tessitura politica) fanno sì che questo particolarissimo incontro ravvicinato del terzo tipo abbia come sede Treviso, protagonisti due “enfants du pays”, Andrea Brunello e Marco Goldin, dalla storia molto diversa eppure confluente nella concentrazione di eventi espositivi programmati da qui alla primavera del 2017 nel capoluogo della Marca.

Treviso è la città in cui, come sostengono i biografi di Goldin, è nato in Italia un modo nuovo di concepire e realizzare mostre. Correva l’anno 1998, e le sue rassegne sugli impressionisti, su Monet, Van Gogh e Cézanne, vedevano realizzarsi il matrimonio fra la grande arte e il grande pubblico come mai prima. In sei anni, circa 2 milioni di visitatori in una città di 80 mila abitanti. Facile immaginare l’impatto economico generale degli eventi.

Da allora, molta acqua è passata non solo sotto i ponti trevigiani ma anche sotto quelli, figurati o reali, di Brescia e Rimini, San Marino e Genova, Passariano e Torino, Vicenza e Verona. Sono le tappe del percorso dello storico della critica d’arte Goldin (la sua tesi di laurea era su Roberto Longhi), nato come curatore a palazzo Sarcinelli di Conegliano (con attenzione particolare per l’arte moderna e contemporanea) ma arrivato a indiscutibile successo popolare in virtù di un talento organizzativo particolarmente versato negli ambiti cruciali della comunicazione e del marketing. Dappertutto grandi numeri e grandi incassi, polemiche incessanti con il mondo accademico (peraltro a sua volta diviso: gli estimatori non mancano), frequenti incomprensioni e dissapori con gli stessi promotori (specie quelli pubblici), causa di addii non di rado “liberatori” per entrambe le parti.

Il tentativo di ritorno a Treviso, fra inverno e primavera scorsa, sembrava essere finito in una bolla di sapone, fra tensioni con la stessa amministrazione comunale e contestazione di comitati appositamente costituiti per contrastare la sua marcia sul museo di Santa Caterina. Tanto è vero che Goldin, desideroso di un grande showcase per il ventennale della sua azienda “Linea d’Ombra”, aveva sondato anche Brescia, per un altro clamoroso ritorno, vedendosi chiudere la porta in faccia. E non se ne era andato da Vicenza senza lasciare intentata l’idea di una prosecuzione della collaborazione con quel Comune in Basilica palladiana.

Trovati solo dinieghi, ecco il nuovo blitz a Treviso, questa volta vincente: superata ogni difficoltà, l’intesa con il Comune con cui aveva appena finito di litigare può sembrare miracolosa solo a chi ignora quanto Goldin sia una macchina da guerra del marketing. E dunque, dall’ottobre del 2016 e fino a metà 2017, saranno tre le mostre da lui curate-organizzate: “Storia dell’Impressionismo”, dall’assunto appena appena ambizioso; “Tiziano, Rubens, Rembrandt”, che ruota intorno a un’opera per ciascuno di questi autori; “Da Guttuso a Vedova a Schifano”, l’idea sulla carta più allettante: 50 anni di pittura italiana del secondo ‘900, un’opera per ogni anno.

Mentre il programmone (auto)celebratorio di Marco Goldin trovava dimora al museo Santa Caterina, nella Casa dei Carraresi, dove il fondatore di “Linea d’Ombra” aveva vissuto i primi e forse irripetibili fasti, trovava a sua volta albergo una mostra di tutt’altro carattere, concepita per svolgersi da tutt’altra parte, quella che illumina gli anni italiani di El Greco. L’organizzatore è Andrea Brunello, che il marketing non lo conosce per talento innato ma perché lo ha studiato all’università di Boston, dove si è laureato in economia. Rispetto all’impressionante “carnet” di Goldin, la sua storia come organizzatore di mostre (che comprende l’incidente di percorso del rinvio a giudizio per truffa a Brescia, con l’accusa di avere gonfiato i dati sugli ingressi di una sua esposizione) è molto più essenziale, e soprattutto diversa perché Brunello non è e non ambisce a essere curatore. Per questo va dagli specialisti, dice. In questo caso, la mente è Lionello Puppi, uno dei più autorevoli storici dell’arte italiani, un’autorità internazionale sul Rinascimento in Veneto. Uno studioso che – a margine – non si è mai risparmiato nelle controversie con Goldin. La mostra su El Greco – al via sabato prossimo – offre un approfondimento specifico sul percorso creativo di un autore cruciale nella storia della pittura europea: la chiave di volta per capire perché proprio in Italia, prima di passare in Spagna, El Greco è diventato il pittore che avrebbe lasciato un segno indelebile fin nell’arte del ‘900.

È chiaro che risulta inevitabile leggerla anche come radicale contrapposizione alla “politica culturale” di Goldin. Alla fine, però (o meglio, all’inizio, visto che tutto sta per cominciare), la guerra dei mondi espositivi non è certo il principale effetto di questa complessa, a volte singolare concatenazione di eventi. Al di là dell’impatto mediatico che nasce dal confronto ravvicinato di personaggi così disparati e a volte contrapposti; al di là della curiosità di sapere chi in termini numerici avrà vinto la disfida (se fossimo in Inghilterra, i bookmaker sarebbero già al lavoro…), dalla settimana prossima alla primavera del 2017 Treviso può ben aspirare al titolo di capitale dell’arte in Italia. E comunque una marea di turisti-visitatori si accalcherà nel suo seducente centro storico. A buon diritto il sindaco Manildo può rallegrarsi: a prescindere da chi vincerà la disfida, lui la sua scommessa l’ha già vinta.

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Pubblicato su Cult di Venezie Post