Opera

Il Mago di Oz, fantasia fatta musica

Trionfale debutto all'Opernhaus di Zurigo, che l'ha commissionata, per la nuova opera per ragazzi di Pierangelo Valtinoni su libretto di Paolo Madron, basata sul popolare romanzo di Lyman Frank Baum. Una partitura matura, di suggestioni complesse e stratificate, con grande risalto strumentale. Lo spettacolo, firmato dal regista Floris Visser, è sofisticato, elegante e di coinvolgente effetto scenico

Nonostante la profonda crisi delle Fondazioni liriche, l’opera contemporanea sembra godere di buona salute in Italia e specialmente in Veneto. Ne è prova il fatto che nel giro di un paio di mesi, quest’autunno sono andate in scena, fra Venezia e Treviso, tre novità assolute. Questa vitalità non riguarda però, se non in casi del tutto sporadici, le cosiddette “opere per ragazzi”, che non hanno quasi cittadinanza dalle nostre parti, mentre sono molto coltivate all’estero, dove si commissionano nuovi titoli e gli allestimenti si susseguono, in Europa e non solo. Può così accadere che un compositore vicentino, Pierangelo Valtinoni, 57 anni, conosciuto in patria soprattutto come rispettato docente di Conservatorio ed elegante autore strumentale, sia diventato all’estero uno dei più rappresentati e ricercati autori del teatro musicale specificamente creato per il pubblico dei più piccoli. Un successo planetario, se è vero che i suoi lavori continuano a essere richiesti e rappresentati da Berlino all’America, da Vienna a Hong Kong. Un successo che prosegue ora con un nuovissimo lavoro, appena portato al debutto alla prestigiosa Opera di Zurigo, che lo ha commissionato. Dopo i vasti consensi internazionali e soprattutto la ampia diffusione di Pinocchio e della Regina delle nevi, dalla favola di Andersen, ecco allora Il mago di Oz, basato su una delle favole più conosciute del Novecento, pubblicata negli Stati Uniti da Lyman Frank Baum all’inizio del secolo e resa popolarissima anche da alcuni celebri film.

Si tratta del terzo titolo di quella che il musicista considera una vera e propria “Trilogia della ricerca”, nella quale è sempre stato affiancato in qualità di librettista dal giornalista Paolo Madron, anch’egli vicentino, sia pure trapiantato a Milano. Il suo destino come autore di versi per musica è singolare e discende proprio dalla diffusione di questi lavori, pressoché inesistente in Italia e molto ampia all’estero. Solo in rari casi, infatti, il pubblico ha potuto seguire queste opere nella lingua originale italiana, per la quale la musica è stata composta. Tutte le produzioni internazionali, infatti, prevedono la traduzione del testo. Così sarà anche per la versione inglese de La regina delle nevi, che è in corso di preparazione per il debutto negli Stati Uniti, al teatro dell’opera di Tulsa (Oklahoma). E così è avvenuto per Der zauberer von Oz, com’è diventato il titolo italiano nell’edizione presentata a Zurigo, dove lo spettacolo resterà in scena fino ai primi di febbraio, proposto in una quindicina di repliche. Per una prima importante ripresa, in programma nel 2018, non saranno necessarie nuove versioni del libretto oltre a quella approntata in quest’occasione da Hanna Francesconi: l’opera è già attesa infatti alla Komische Oper di Berlino.

Quanto in Svizzera abbiano preso sul serio la commissione affidata a Valtinoni – e quanto con tutta evidenza non considerino il genere “per ragazzi” in alcun modo secondario – è dimostrato dalla complessità spettacolare della produzione, firmata per la regia da Floris Visser e per scene e costumi da Gideon Davey. Lo spettacolo delle avventure della piccola Dorothy, accompagnata dallo Spaventapasseri, dall’Uomo di latta e dal Leone pauroso, fra streghe buone e cattive, animali parlanti e meraviglie di tutti i tipi, scorre letteralmente nella successione di veri e propri “quadri” che si succedono davanti agli occhi dello spettatore. Tutti hanno come elemento comune la stanzetta della bambina nella sua casa in Kansas, ma ciascuno si presenta come uno spazio diverso per nuove avventure e differenti sperimentazioni del fantastico. La cura del racconto è minuziosa come lo è l’articolazione delle scene nell’opera di Valtinoni. La resa visiva è accattivante e niente affatto limitata a un immaginario infantile, ma ricca di suggestioni che partono dai disegni originali nella prima edizione della fiaba, per citare certa pittura americana del primo Novecento strizzare l’occhio a una modernità che ha il merito di imporre una sua cifra assolutamente e tipicamente teatrale, senza concessioni a suggestioni video-televisive.

Se per godersi i versi svelti e ironici di Madron, affollati di rime in metro tipicamente operistico (dai senari agli ottonari), bisognerà attendere una molto ipotetica produzione italiana, la musica di Pierangelo Valtinoni non ha bisogno di traduzioni. La sua partitura ha tutto il fascino di una scrittura che non rinuncia ad alcun elemento di sofisticata ideazione musicale, ma non diversamente da quanto accade per l’allestimento, lo elabora in modo da riuscire a “parlare” a ogni tipo di pubblico. L’insieme è di affascinante forza comunicativa e di implicito virtuosismo, perché al suo interno ogni tipo di ascolto, da quello infantile a quello più consapevole e avvertito, può trovare elementi di interesse e dettagli rivelatori. Emerge un magistero strumentale raffinato e colto, che fa di ogni colore orchestrale un elemento drammaturgico preciso eppure mai banalmente descrittivo. Si impone una vena melodica naturale, screziata dai profumi swing tipici del musicista vicentino, che non esclude però la complessità della tavolozza armonica, pur nel rassicurante quadro di una scrittura sostanzialmente diatonica. Si afferma una scrittura vocale che passa dal declamato all’arioso con duttilità e semplicità, senza trascurare la complessità delle trame polifoniche delineate dai personaggi e dai cori (di voci bianche e femminili) che si alternano in scena.

Il ruolo principale, di impegno tecnico e interpretativo decisamente importante, è stato sostenuto da Deanna Breiwick con linea di canto da soprano lirico-drammatico di gran vaglia. Intorno a lei, tutti molto puntuali ed efficaci, con una citazione per i tre amici di Dorothy, Iain Milne, Cheyne Davidson e Reinhard Mayr, notevoli dal punto di vista scenico come pure vocalmente. Ottima l’orchestra Philharmonia Zürich, a sua volta personaggio musicale primario, guidata da Kristiina Poska con sensibilità pari all’analitica efficacia nell’illuminare i molti dettagli rivelatori della partitura di Pierangelo Valtinoni. Il quale è stato salutato alla fine dal pubblico che gremiva la tardo-ottocentesca opera di Zurigo, per metà bambini attentissimi e per metà adulti, con ovazioni trionfali come quelle destinate a ogni protagonista di questa memorabile prima assoluta.

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