Concerti

Passione, ecco il dramma della fede

Esecuzione a teatro (di coinvolgente tensione espressiva) per il capolavoro di Bach, la "San Matteo", assai bene curata dagli organici del Progetto diretto a Vicenza da Margherita Dalla Vecchia. Direttore e solisti tedeschi di raffinata musicalità, notevole prova del doppio coro, positivi anche gli strumentisti

Fra le intenzioni del marchese Giuseppe Roi c’era l’idea, confidatami in anni lontani, che la sua Fondazione offrisse ai vicentini, qualche tempo dopo la sua scomparsa, un’esecuzione della grandiosa “Passione secondo Matteo” di Bach. In sua memoria e quasi a suo musicale suffragio. Quel proposito è rimasto lettera morta, ma la Passione è arrivata lo stesso a Vicenza, per la prima volta in veste integrale, grazie al Progetto Bach di Margherita Dalla Vecchia. Si tratta di un’iniziativa che prosegue ormai da 16 anni e che ha portato a realizzare a Vicenza e nel Veneto pagine fondamentali come i Mottetti e decine di Cantate. La prospettiva di questo lavoro appassionato è alta e ampia. La Passione, ad esempio, dopo Vicenza approderà a Verona e a Venezia, avendo iniziato il suo percorso la settimana scorsa a Cremona.

A differenza di quanto immaginava il mecenate vicentino, il concerto non si è svolto in una chiesa (come sede ideale lui pensava a San Felice, o a San Lorenzo) ma al teatro Comunale. Una scelta solo apparentemente anomala per quello che è il maggiore monumento sacro della musica occidentale, nato nello specifico contesto liturgico delle celebrazioni luterane del Venerdì Santo. La storia delle esecuzioni moderne di questo straordinario capolavoro è infatti anche la storia di una fruizione “laica” e teatrale, a partire dalla celebre serata del marzo 1829 a Berlino, quando quest’opera venne eseguita – direttore Felix Mendelssohn-Bartholdy – alla Singakademie. E del resto, proprio una forte connotazione drammatica (una tensione “rappresentativa” che negli anni Venti e Trenta del Settecento dovette sconcertare le assemblee dei fedeli a Lipsia) è fra le caratteristiche salienti della partitura. Che compone un grandioso affresco degli eventi cruciali del Cristianesimo – dall’Ultima Cena alla Crocefissione – utilizzando forme specifiche della musica da chiesa (il Corale) e stili compositivi arcaici (la rigorosa polifonia, lo stile imitativo), ma anche modelli recenti e “secolari” tipici del melodramma (le Arie solistiche con i loro “affetti” incarnati in melodie seducenti e ispiratissime). Tutto è sempre arricchito da un accompagnamento strumentale che cessa di essere mera decorazione per diventare a sua volta struttura, elemento espressivo paritetico alla parola cantata.

L’originale concezione bachiana di un’articolazione spaziale della musica – determinata dall’utilizzo di doppia orchestra e doppio coro, in origine collocati a distanza – non è risultata compressa sul palcoscenico del Comunale di Vicenza. La resa acustica della sala grande è stata invece perfino insospettabilmente adeguata alla realtà della complessa “macchina musicale” ideata dal compositore. E il confronto (talvolta lo scontro) fra elementi sonori strumentali e vocali è sempre emerso con nitida evidenza, con un risalto che ha avuto anche l’effetto di annullare la distanza fra esecutori e ascoltatori e quindi di far cogliere al meglio le convincenti caratteristiche interpretative dell’esecuzione.

Frutto di un grande progetto italo-tedesco, che ha richiesto un lavoro lungo un anno, questa “Passione secondo Matteo” ha visto salire sul podio la specialista Isolde Kittel-Zerer, brava a illuminare la straordinaria coesione drammatica della partitura grazie a un fraseggio di significativa duttilità nei tempi e delle dinamiche e a ottenere dalla doppia orchestra barocca “Il Teatro Armonico”, riunita e preparata da Margherita dalla Vecchia (che per sé ha riservato il ruolo dell’organista), un suono fervido e coinvolgente, ricco negli archi, elegante e spesso suggestivo nel vasto schieramento di fiati, con la tinta arcana degli oboe da caccia a determinare la cifra espressiva del dramma specialmente nella seconda parte.

Esemplari i due cori (una ventina di elementi per ciascuno) ai quali si sono aggiunte talvolta le voci bianche del conservatorio di Adria. Dalla dolente e soave preghiera dei Corali alle feroci esclamazioni della folla di Gerusalemme che pretende la crocefissione del Cristo, fino alla sontuosa ricchezza della grande polifonia che incornicia la Passione all’inizio e alla fine, i cantori hanno dimostrato precisione e consapevolezza stilistica, proponendosi con la tinta giusta. Nella pattuglia dei solisti, da sottolineare le prove dell’Evangelista Knut Schoch, che sa come fare del recitativo luogo di raffinatezze belcantistiche, di Stephan Zenkl, ieratico Cristo, del soprano Tanya Aspelmeier e soprattutto del contralto Anne-Beke Sontag, cui toccano alcune delle pagine più struggenti ed emozionanti, rese con bel timbro scuro, fraseggio di raffinata eleganza, interiorità avvincente. Meno incisivo il giovane basso Felix Heuser, voce educata ma piuttosto leggera.

Pubblico numeroso, avvinto per le tre ore e mezzo in cui si dipana la Passione secondo Matteo. Applausi riconoscenti e lunghissimi.