Opera

Video incubi sul “Flauto magico”

Al teatro Filarmonico di Verona il capolavoro di Mozart fra il contesto favolistico quasi oratoriale della regia di Mariano Furlani e le inquietanti metafore per immagini dei videoartisti Masbedo. Direzione in bello stile (von Steinaecker), compagnia di canto equilibrata con una svettante Regina della Notte

È noto: se si chiede a un artista contemporaneo, della tendenza più avanzata e innovativa, che cosa significa una sua opera, si rischia di passare per stupidi o ignoranti, quando non per provocatori inutilmente capziosi. Non volendo iscriverci a nessuna di queste categorie, a proposito del Flauto magico ora in scena al Teatro Filarmonico di Verona, porremo la fatidica domanda solo a noi stessi, consapevoli che la risposta – per dirla con Bob Dylan – vola nel vento. Fra l’altro, in questo caso i reputati video artisti Masbedo, firma-acronimo che riunisce Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni, sono impegnati con una delle opere più enigmatiche, nella sua solo apparente essenza di favola salvifica e sentenziosa. Una di quelle che consentono letture molteplici, tutte più o meno plausibili, nessuna escludibile a priori. Perché è chiaro che la grandiosa metafora di cui è imbevuto questo singspiel dalla commovente forza musicale appartiene all’universale tanto quanto i miti antichi, che non contengono una sola “verità”, ma tutta una serie, ciascuna collegata all’altra.

Chiamati a fornire il loro apporto nello spettacolo firmato per la regia da Mariano Furlani, per le scene da Giacomo Andrico e per i costumi da entrambi, i Masbedo nel primo atto costruiscono una sorta di video-installazione che parte dalle immagini di un grosso serpente in carne e ossa per iniziare un percorso naturalistico fra macro e micro (dai grandiosi paesaggi alberati al close-up su microorganismi, in un brulicare di insetti e gemmazioni, con frequenti sgocciolii di vari liquidi), fra vero e finto (molti degli animali che si susseguono nelle immagini sono impagliati). Non mancano parti più chiaramente “astratte”, in un frequente alternarsi di colore e di sfumature del grigio. Il momento più effettistico è riservato alla prima aria della Regina della Notte, che canta issata su una sorta di cono vulcanico e immersa in quello che appare un fondale marino sottoposto a continue turbolenze.

Nulla che aiuti a dipanare la trama, già arruffata di suo. Nulla che la spieghi chiaramente, anche se nel capolavoro ultimo di Mozart la semplicità è solo illusoria. Probabilmente su questa linea – quella dell’illusoria semplicità – si collocano anche Massazza e Bedogni. Illusorio pensare di “decrittare”, ad esempio, il gigantesco teschio (orribilmente, con un po’ di capelli ancora attaccati sulla sommità) che ruotando con effetto 3D sullo schermo accompagna alla fine del primo atto Tamino e Pamina all’interno del Tempio della Prova. Il coro canta queste parole: “Quando virtù e giustizia / Cospargono di gloria il grande cammino / Allora la terra è un regno celeste / E i mortali eguagliano gli dèi”.

Nel secondo atto, la presenza delle video-installazioni è meno massiccia e più distribuita fra superfici varie (pannelli che scendono, zone sceniche diverse dal grande schermo di fondo utilizzato quasi costantemente all’inizio). Il che dà più evidenza all’impianto generale dello spettacolo di Furlani e Andrico, che è spoglio, quasi astratto (bella la piattaforma riflettente su cui tutti i personaggi si muovono), oratoriale si direbbe, il che è pur sempre una chiave di lettura. Ne sono il simbolo i tre fanciulli, che entrano in scena – sorta di gruppo marmoreo – solo su una sorta di trampolino che spunta da una parete laterale, e da lì, immobili, aiutano Tamino e Papageno a superare il loro difficile percorso iniziatico. Nel finale, mentre Sarastro canta “I raggi del sole dissipano la notte”, Tamino e Pamina si stagliano, pur vincitori, su quello che sembra piuttosto un astro magmatico e ribollente, sul punto di esplodere (una video-rappresentazione di una “nana rossa”, se così possiamo dire). E torna l’inquietudine del Finale primo: il senso della morte o della catastrofe inevitabile sembrano individuati dai Masbedo come il più autentico sotto-testo del Flauto magico. Perché? La risposta vola nel vento.

Musicalmente, lo spettacolo si vale della direzione partecipe e misurata di Philipp von Steinaecker, che non accelera troppo i tempi, com’è di moda fare oggi, ma li mantiene comunque vigili e nervosi abbastanza per rendere ragioni delle molteplici “giravolte” della drammaturgia. Preciso e di ampio respiro il versante iniziatico della partitura, con il suo culmine (il corale dei due armigeri su un superbo sfondo strumentale in fugato: affascinante rivisitazione bachiana) stagliato con accenti di interiore grandiosità. Quasi pudico il lirismo che ha in Pamina la sua maggiore rappresentante, forse un po’ generica l’emozione della semplicità, di cui è depositario Papageno.

Compagnia di canto equilibrata. Insung Sim risolve il nobile fraseggio di Sarastro con nobiltà di fraseggio non disgiunta da pienezza di colore anche nella zona più grave della tessitura, mentre Sofia Mchedlishvili mostra di avere tutte le note della Regina della Notte nell’Aria del secondo atto, non tutta l’agilità necessaria a quella del primo atto, colore apprezzabile anche in sovracuto ma non lo spessore drammatico che appartiene al ruolo ma sembra ormai disperso nella consuetudine tecnico-esecutive odierna. Papageno un po’ lezioso, fin troppo raffinato negli argenti del suo costume, è Christian Senn, ben affiancato alla fine dalla Papagena leggera di Livinia Bini. Il tenore Leonardo Cortellazzi è un Tamino pensoso e di accattivante eleganza, il soprano Ekaterina Bakanova trova bene le sfumature di fraseggio fra empito sentimentale e interiore disperazione. Fra gli altri, molto bene gli armigeri Romano Dal Zovo e Cristiano Olivieri, altrettanto le tre Dame Francesca Sassu, Alessia Nadin ed Elena Serra, in linea stilistica e vocale come raramente accade di sentire. Precisi e ben timbrati i tre fanciulli delineati da Federico Fiorio, Stella Capelli e Maria Gioia.

Teatro al completo, consensi molto vivi per tutti.


Nel video, l’Aria della Regina della Notte nel secondo atto al teatro Filarmonico di Verona