Concerti

Bach, Allegri e lo spirito di Mozart

Nel tempio di San Lorenzo, a Vicenza, il "Progetto" di Margherita Dalla Vecchia ha unito due Cantate del sommo Cantor e il celeberrimo "Miserere" a nove voci del compositore romano. Amadeus lo trascrisse dopo averlo ascoltato alla Cappella Sistina, sfidando il divieto papale di divulgazione

Omaggio a Bach con prezioso inserto polifonico cattolico romano nel nome di Gregorio Allegri. Sono i pregiati ingredienti di una serata sulla quale, comunque, aleggiava anche lo spirito di Mozart. Non è un mistero che la “scoperta” del Cantor da parte di Amadeus, grazie ai buoni uffici del barone van Swieten, sia stata fondamentale per l’evoluzione ultima dell’arte del salisburghese, dal 1782 in poi a Vienna. Ma soprattutto, c’è una vicenda biografica sintomatica, che collega Mozart ad Allegri e al suo celeberrimo Miserere. La documentata storia risale all’epoca in cui il compositore di Salisburgo stava sbocciando dalla condizione di ragazzo prodigio a quella di prodigioso compositore. A Roma, nella primavera del 1770, durante il primo dei suoi tre viaggi in Italia, il quattordicenne musicista austriaco lo ascoltò nella Cappella Sistina e poche ore dopo lo trascrisse interamente, a memoria. Era una sfida tecnica e più ancora all’autorità papale. A distanza di quasi un secolo e mezzo dalla composizione, risalente al 1630 circa, era infatti ancora vigente il divieto assoluto da parte dei pontefici romani di diffondere e rendere pubblica (pena la scomunica) la partitura di Allegri, scritta per coro a nove voci. L’impresa mozartiana sgomentò la sua pia madre, rimasta a Salisburgo, timorosa dei fulmini vaticani, ma si risolse in una vittoria della “ragione” e del genio. Dopo l’exploit mozartiano, infatti, le sanzioni papali caddero. Solo nel 1840, però, questo brano venne pubblicato in un’edizione comprendente le particolari ornamentazioni tramandate nelle esecuzioni del coro della Cappella Sistina, che facevano di questa pagina (eseguita durante il Mattutino del Mercoledì Santo) un “unicum” musicale.

Questa storia era il “sotto testo” del programma del concerto finale della quindicesima edizione di “Progetto Bach”, che Margherita Dalla Vecchia porta avanti da sola dopo l’addio di Michael Radulescu (che il Progetto aveva tenuto a battesimo nei primi anni Zero), con coraggio, dedizione e forza tali da rendere l’iniziativa comunque trainante e significativa.

Pensato come meditazione alla vigilia della Commemorazione dei defunti e quindi intitolato In memoriam, il concerto che si è tenuto in San Lorenzo aveva al centro il Miserere di Allegri e come “stipiti” due Cantate bachiane di grande importanza storica e qualità. In apertura c’era quella BWV 140, Wachet auf, opera della grande maturità (Lipsia, 1731) nella quale l’incontro dell’anima con il Cristo, sulla metafora del “mistico sposo” desunta dal Cantico dei Cantici, si articola in duetti di grande eleganza barocca, con la tinta degli oboi raffinata “decorazione” negli accompagnamenti, come pure in emozionanti e meditabondi inserti corali. A chiudere, con un salto all’indietro di circa 25 anni (Mühlhausen, 1707-08), c’era invece il cosiddetto Actus Tragicus, Cantata a destinazione funebre nella quale la cupezza dell’assunto (“Questa è l’antica legge: uomo, tu devi morire”) si riflette ma trova anche una forma di intima sublimazione non solo nella tinta dell’intera composizione, con le arcaiche e “scure” viole da gamba in ruolo strumentale protagonistico insieme ai flauti a becco, ma anche nella scrittura corale dapprima della speranza di pace e poi delle glorificazione finale, in cui il tema di Corale è la base per un fitto intreccio delle voci più alte.

L’ensemble Teatro Armonico, che continuamente si rinnova di progetto in progetto, è parso avere quest’anno il suo punto di forza nella rifinita compattezza e nella nitidezza timbrica del coro, con l’apporto sostanzioso delle voci soliste di Andrealia Rigotti, Peter Gus, Alberto Spadarotto, Caterina Chiarcos, Sara Pegoraro, Paolo Costa, Giovanna Dissera Bragadin. Lo si è notato in particolare proprio nel Miserere, restituito con il rigore e l’arcana poesia della sofisticata trama polifonica in un riuscito equilibrio fra tinta vocale e precisione contrappuntistica, mai timorosa delle ardite uscite in sovracuto affidate al soprano solista. Ma anche le due Cantate bachiane hanno avuto risultati di grande efficacia nelle parti corali, risolte stilisticamente con equilibrata ricchezza espressiva nella meditata lettura di Margherita Dalla Vecchia. Non analogo risalto è parso avere l’ensemble strumentale, che è parso più di qualche volta (complice forse la non facile acustica del tempio di San Lorenzo) generico e di suono non particolarmente accattivante, pur nella pulizia degli apporti dei fiati e – nell’Actus Tragicus – delle viole da gamba.

Vivi consensi da parte di un pubblico discretamente numeroso. E ora già l’attenzione si sposta alla prossima edizione di “Buon compleanno Bach!”, altra invenzione dell’inesauribile Margherita Dalla Vecchia. Il 20 marzo prossimo saranno scalate le vette del sommo capolavoro del Cantor, la monumentale Passione secondo Matteo. Una sfida musicale tutta seguire.