Cronache

Gli 80 anni di un musicista integrale

Il violinista vicentino Giovanni Guglielmo ha festeggiato il suo compleanno in concerto con l'Ensemble Musagète a palazzo Leoni Montanari. Una carriera esemplare e ancora fervidissima, sempre condotta in equilibrio fra la grande arte interpretativa e la missione pedagogica

Giovanni Guglielmo ha festeggiato i suoi 80 anni (un po’ in ritardo: il compleanno è stato a luglio) nell’unica maniera che gli sembrava, probabilmente, giusta e doverosa: facendo musica con i suoi più recenti compagni di cammino, gli entusiasti componenti dell’Ensemble Musagète. Lui è uno che imbraccia il violino da almeno 70 di questi 80 anni, e che da mezzo secolo e più rappresenta un punto di riferimento imprescindibile sia nell’arte del suo strumento che nella missione di tramandare la grande musica, nella didattica sul campo e nell’organizzazione della scuola (ha diretto anche il conservatorio di Vicenza). Non a caso, nel salone al piano nobile di palazzo Leoni Montanari ad assistere a questo particolare “concerto festivo” c’erano tanti ottimi musicisti di una o due generazioni più giovani di lui, tutti di alto livello, tutti che gli devono qualcosa, spesso molto.

Grande erede di quella che una volta è stata definita la “scuola veneta”, in mezzo secolo di concertismo militante è stato al centro della rinascita vivaldiana come pure della scoperta di Tartini, ha maneggiato con illuminato raziocinio gli insidiosi “attrezzi teorici” della filologia non facendosi trovare impreparato quando è esplosa la “prassi esecutiva”, ma anzi cavalcandola all’insegna dell’unica vera guida, la sensibilità musicale. Ha coltivato la musica da camera non meno di quella solistica, ha vissuto la vita delle grandi orchestre, operistiche e sinfoniche (dalla Fenice e dai primi Solisti Veneti a Santa Cecilia) e ha tramandato la sua esperienza in vicende fondamentali come la nascita e l’affermazione a Vicenza dell’orchestra Pedrollo e più tardi il consolidamento dell’Orchestra del Teatro Olimpico, ancora lontana dall’attuale dimensione giovanile. Ha avuto ed ha un repertorio sterminato perché per lui il tempo non può essere una barriera e coltiva con eguale passione il grande repertorio come le rarità antiche o le sperimentazioni moderne e contemporanee.

È un musicista integrale, insomma. E una risorsa culturale di valore inestimabile per Vicenza.

L’ultima sua avventura musicale, come si diceva, è l’Ensemble Musagète, un gruppo di solisti (archi, fiati, pianoforte, voce) con il quale va esplorando – da ormai 15 anni – un repertorio vastissimo dal punto di vista storico e straordinariamente vario per stile e “geometria” strumentale, nel quale ha particolare rilievo un “capitolo” dedicato alla musica contemporanea italiana, “coltivata” anche con la commissione specifica di pezzi ai più importanti autori. Con il sostegno di Intesa San Paolo, che assicura anche un magnifico supporto logistico (la sede del gruppo è a palazzo Leoni Montanari) il Musagète va conducendo esplorazioni musicali di grande respiro e la sua stagione si è ormai ritagliata uno spazio di notevole rilievo nel pur ricco panorama concertistico vicentino.

La rassegna che ha preso il via sabato e si concluderà pochi giorni prima di Natale, intitolata “Ricorrenze”, è articolata in otto concerti. Ampia la proposta degli autori, da Bach al Novecento francese, da Beethoven al Novecento russo, senza trascurare il Romanticismo tedesco (con nomi maggiori e minori) e la contemporaneità. E diversificate le sedi: non solo palazzo Leoni Montanari ma anche luoghi raramente accomunati alla musica, come l’ospedale di Vicenza o di San Bonifacio e il carcere di Vicenza. Senza contare la vasta serie di prove aperte al pubblico degli studenti vicentini.

Per l’inaugurazione, ovviamente intitolata “Buon compleanno maestro!” il programma allineava all’inizio tre singoli movimenti di opere famose come il Settimino di Beethoven, il Quintetto con pianoforte op. 44 di Schumann, la Sonata per violino e pianoforte op. 108 di Brahms. Quindi, ecco la composizione che Alessandro Solbiati, classe 1956, ha dedicato nel 2009 all’ensemble vicentino, Musagète per 9 strumenti, delicata quanto raffinata escursione fra timbri di fiati e archi in grande nitidezza formale. E infine, la Suite dal Pulcinella di Stravinskij approntata dal clarinettista Luigi Marasca, che nulla perde della ricchezza e della vivacità ritmica e tematica (“alla maniera di Pergolesi”) dell’originale.

Esecuzioni sempre rigorose, anche appassionate, comunque lucide di comprensione stilistica e pregevoli per chiarezza coloristica e omogeneità, accolte dagli applausi vivissimi del pubblico che affollava il salone di Apollo. Alla fine, invano i solisti hanno provato a lasciare da solo Giovanni Guglielmo a proscenio, mandandolo avanti per primo in occasione di una delle uscite per rispondere agli applausi. Appena se n’è accorto, il violinista vicentino ha fatto il gesto di voler subito rientrare se non fossero arrivati anche gli altri. E fra i sorrisi di tutti, la festa è apparsa dedicata, come sicuramente il festeggiato intendeva, prima di tutto alla grande musica.