Concerti

Il suono del Mar Baltico

A Verona la Filarmonica giovanile dei Paesi nordici, diretta da Kristjan Järvi, si dimostra agguerrita in un repertorio lontano dai classici, che comprende anche un recente Concerto per marimba

La Filarmonica giovanile del Mar Baltico è ormai di casa al Settembre dell’Accademia Filarmonica di Verona. Vi aveva debuttato lo scorso anno ed è già tornata sul palcoscenico del Filarmonico, cosa che non avviene spesso neanche con le più blasonate orchestre “adulte”. Nel 2014 come in questi giorni, l’effetto è stato identico: a dispetto di un programma che non si potevo certo dire di particolare appeal, dedicato ad autori nordici (è ovvio) e spesso contemporanei (meno ovvio), anche non particolarmente conosciuti, il gruppo ha scatenato l’entusiasmo del pubblico e alla fine ha proposto una lunga serie di bis in un’atmosfera da happening.

I progetti musicali giovanili sono sempre più frequenti in Italia e in Europa, e ormai il rischio è quello dell’inflazione. Apparentemente, gli elementi costitutivi sono comuni e ben noti: la freschezza di un gruppo di giovani strumentisti, tutti di solida preparazione; l’energia di un direttore che sia capace di coniugare carattere, pedagogia e musicalità; la concretezza del lavoro di preparazione, affinata nella pratica concertistica. Sembra relativamente agevole arrivare a un buon risultato, ma non è così. E come spesso accade, il rischio è annidato soprattutto nei dettagli di un impegno complesso come quello di insegnare a suonare insieme a 70-80 giovani musicisti.

Quelli della regione baltica (che hanno anche una valida motivazione “politica”: riunire sotto le insegne della musica Paesi non certo uniti nel corso della storia) sono sulla buona strada grazie alla bacchetta del loro fondatore Kristjan Järvi. Questo direttore americano, di nascita estone, poco più che quarantenne, è attivo di qua e di là dell’Atlantico con una sua personalissima idea della “contaminazione” dei generi musicali, che con tutta evidenza trova nei giovani musicisti provenienti da dieci Paesi del Nord Europa un’adesione immediata e fervida.

L’anno scorso, ad esempio, l’orchestra si era molto seriamente scatenata nell’esecuzione della bizzarra “Rock Symphony” del compositore lettone settantenne Imants Kalnins. L’altra sera ha affrontato un Concerto per marimba e orchestra scritto nel 2001-2002 dal compositore estone Erkki-Sven Tüür, che ha 57 anni e s’impegna molto – dentro alla forma tradizionale in tre movimenti – a disegnare la trama ritmica adatta a uno strumento solista non particolarmente dotato di varietà e di efficacia coloristica. A suonarlo con agilità e altissimo virtuosismo c’era un percussionista di appena 26 anni, Heigo Rosin, anch’egli estone, che sicuramente esprime una vasta gamma di sfumature. Impossibile però, anche per un virtuoso come lui, evadere più di tanto dalla sostanziale uniformità che finisce per imporre a tutta la composizione, a dispetto della sua vivacità ritmica a note ribattute, un’atmosfera piuttosto scura, se non cupa.

In ogni caso, il particolarissimo suono etnico “contaminato” (strumento di radici africane e latino-americane rivisitato da un autore nordico), in dialogo con l’orchestra a ranghi ridotti, ha molto affascinato il pubblico, che ha salutato con grande partecipazione Rosin e grazie anche ai buoni uffici di un’attiva claque lo ha richiamato sul palcoscenico per un triplo bis. Eccessivo, ma all’entusiasmo giovanile si deve pur perdonare qualche esagerazione.

La serata si era aperta con gli sgargianti temi iberici rielaborati dal mago della strumentazione, il russo Rimskij-Korsakov, che fa del Capriccio Spagnolo una rutilante tavolozza trascinante nei motivi e ancor più nei colori di un’orchestra amplissima. I giovani baltici hanno dimostrato una sintonia esemplare, capace di esprimere insieme omogeneità e ricchezza di dettagli, al netto di qualche imprecisione nelle sezioni degli archi. Conclusione finnica nel nome di Jean Sibelius e della sua terza Sinfonia, forse meno di altri brani sinfonici di quest’autore evocatrice di paesaggi e di luci del Grande Nord, ma resa comunque con rigore partecipe e rilievo sonoro ben articolato in tutte le sezioni, con particolare efficacia degli ottoni.

Ovazioni e collana di bis da Cajkovskij (“Danza dei pagliacci” dalle musiche di scena per la commedia di Ostrovskij La fanciulla di neve) a Grieg (“La morte di Åse” dalle musiche di scena per Peer Gynt di Ibsen, prima Suite), passando per un affascinante pezzo composto dal polacco Wojciech Kilar nel 1986, Orawa. Un vero e proprio banco di prova per gli archi, che hanno risposto questa volta con grande efficacia.