Concerti

Cajkovskij in versione originale

Al Settembre dell'Accademia la London Philharmonic Orchestra e Kirill Gerstein hanno suonato il celebre Concerto per pianoforte com'era stato scritto all'inizio, meno virtuosistico, più lirico: sfuma la retorica romantica cui siamo abituati. Sostakovic, una sinfonia come poema epico e patriottico

Nel più celebre “attacco” della musica romantica, quello del primo Concerto di Cajkovskij, il pianoforte replica al perentorio tema declamato dai corni e sottolineato dagli accordi a pieno organico con una serie di rocciose “doppie ottave” in “fortissimo”. È uno sfoggio di virtuosismo e di forza che squaderna subito non solo la temperatura tecnica di questa popolarissima pagina, ma ne sottolinea la natura di drammatico confronto ad armi pari fra lo strumento solista e l’orchestra. Eppure, questa musica non era nata così. E per quanto la consuetudine esecutiva sia non solo consolidata (dura da oltre 120 anni), ma del tutto in linea con il “senso” complessivo di quest’opera, il musicista russo aveva originariamente scritto un’altra cosa.

Non è accertato che la versione oggi in uso fosse stata da lui approvata, se non in un taglio di 16 battute nell’ultimo movimento.  È certo invece che più o meno fino all’epoca della sua morte (1893) veniva eseguita una versione del Concerto (pubblicata nel 1879) in cui il famoso “attacco” vedeva il pianoforte inserirsi sull’orchestra non con le “doppie ottave” ma con una serie di eleganti per quanto assai meno energici arpeggi.

Così è risuonato il capolavoro di Cajkovskij all’inaugurazione del Settembre dell’Accademia Filarmonica a Verona. Del resto, a eseguire questa pagina c’era il pianista che può vantare, proprio quest’anno, la prima registrazione discografica della “versione 1879”, il russo naturalizzato americano Kirill Gerstein. Intorno a lui, sul palcoscenico del teatro Filarmonico, una delle più antiche e rinomate orchestre inglesi, la London Philharmonic, fondata nel lontano 1932. Sul podio il direttore principale, Vladimir Jurowski.

Gerstein definisce il Concerto “originale” di Cajkovskij secondo una raffinatezza di tocco e di fraseggio che non ricerca l’esteriorità fine a se stessa, pur senza eludere i passaggi virtuosistici. Ne esce una composizione lontana dalla abituale condizione di “palestra delle acrobazie”, che però sacrifica il ruolo dello strumento solista a una subalternità che neppure l’attenzione di Jurowski e la precisione della London Philharmonic, in organico leggermente ridotto, riescono a bilanciare. Il duello fra orchestra e pianoforte, insomma, è tutto sbilanciato a favore della prima e i tentativi di fare poesia alla tastiera anche nel pieno delle perorazioni orchestrali risulta spesso vano, nel senso che poco si intuisce delle sfumature delineate da Gerstein, se non nel delicato “Andantino semplice” che sta al centro della composizione.

L’affollata serata dell’Accademia Filarmonica non è uscita nella seconda parte dai territori della Grande Madre Russia. Archiviato fra cordiali applausi Cajkovskij (per bis, il pianista ha eseguito un altro autore russo, Feliks Blumenfeld: Studio per la mano sinistra), il sipario si è alzato sull’impressionante “poema epico” costituito dall’Ottava Sinfonia di Sostakovic. Creata durante la seconda guerra mondiale (1943), questa grandiosa pagina (un’ora la durata) non è solo una celebrazione sonora della lotta del popolo russo contro l’invasore tedesco, ma anche una formidabile dimostrazione della grandezza di un autore del Novecento troppo spesso non abbastanza valutato. Dopo quello del pianoforte in Cajkovskij, si afferma qui un altro virtuosismo, che vede il discorso orchestrale articolarsi in una strumentazione di immensa varietà ed espressività. Il colore del suono costituisce un valore strutturale e profondo, sempre in dialogo con la tensione melodica e ritmica che attraversa tutta la sinfonia nel suo monumentale respiro di crescendo e diminuendo. Emozionante l’originalità tematica, intimamente legata alla tradizione popolare.

E virtuosismo ha sciorinato la London Philharmonic, pronta alla bacchetta nervosa e della molteplici sottili intenzioni di Jurowski: omogeneità nei settori, poetica efficacia nelle sortite solistiche che punteggiano la colossale partitura, impeccabile duttilità nelle dinamiche, controllate sempre avendo cura della qualità del suono in una gamma che va dal quasi impercettibile al clangore travolgente.

Pubblico avvinto e alla fine prodigo di applausi lunghissimi.

Nel video, l’attacco del Concerto per pianoforte di Cajkovskij con Gerstein al Filarmonico di Verona e, a seguire, il virtuosistico finale.