Cronache

Arena, Girondini tace e Tosi stecca

Fondazione lirica: il sindaco di Verona, presidente del Consiglio di indirizzo, parla da sovrintendente. E già c'è chi dice che in autunno l'attuale se ne andrà. L'anno prossimo meno serate, possibili tagli al personale. Ma la ricetta anti-crisi appare rinunciataria e approssimativa

La notizia non è che il sindaco di Verona vuole accelerare sull’ipotesi di copertura dell’Arena, tutta da verificare al di là dei “concorsi d’idee” internazionali e della disponibilità di finanziatori per ora misteriosi. Quella è una storia vecchia di almeno vent’anni, uno specchietto per le allodole che torna ciclicamente e non per caso quando la gestione della Fondazione lirica scricchiola. La notizia – alla luce delle dichiarazioni raccolte da L’Arena, che già hanno creato varie perplessità e molte altre ne provocheranno – è che in questo momento Flavio Tosi, presidente del Consiglio di Indirizzo, ha di fatto messo sotto tutela il sovrintendente Francesco Girondini, comparsa muta di una recita che dovrebbe vederlo protagonista assoluto. E questo porta a considerare con più attenzione una voce recente ma già diffusa negli ambienti veronesi più vicini alla Fondazione, secondo la quale Girondini sarebbe intenzionato a lasciare, più o meno spontaneamente,  già all’inizio del prossimo autunno. Dopo neanche dieci mesi, quindi, dalla sua conferma a sorpresa per il terzo mandato.

Attendibile o meno che sia il “si dice”, Tosi è evidentemente lanciato in una campagna mediatica che gestisce in prima persona, senza intermediari (sarà questa la vagheggiata nouvelle vague del marketing?), nell’ambito della quale parla della Fondazione come se ne fosse il sovrintendente. E accenna a progetti radicalmente innovativi, che spingerebbero il suo azzardo ben oltre il già complicato contenzioso con l’Accademia Filarmonica per il Teatro Filarmonico (la precedente puntata si può leggere qui). Disegnando uno scenario che se non porta allo smantellamento della Fondazione ci va vicino, e rivoluziona tutto il panorama musicale veronese. Girondini, fino a questo momento, è stato zitto: forse è d’accordo, da fedelissimo del sindaco. Ma allora perché Tosi non gli ha concesso la ribalta, come dovrebbe essere? Forse non è d’accordo e per questo si è defilato; la sua uscita sarebbe in tal caso la logica conseguenza di questa assenza nel cuore dell’estate su temi tanto cruciali.

Intanto, parlando da sovrintendente Tosi annuncia che l’anno prossimo le rappresentazioni operistiche nell’anfiteatro diminuiranno, “perché il numero dei melomani si è ridotto”. Sicuramente si è notevolmente ridotto negli ultimi anni il numero degli spettatori che decidono di assistere all’opera in Arena: dagli oltre 600 mila di fine anni Novanta, siamo ormai a poco più di 400 mila. Ma i dati nazionali della SIAE per l’opera, dopo il netto calo registrato fra 2008 e 2009, dal 2011 al 2013 sono rimasti sostanzialmente fermi (alcune decine di migliaia sopra i 2 milioni di spettatori) e solo l’anno scorso sono scesi fino a fermarsi a 2.001.092 ingressi (tutti i numeri nel sito della SIAE). Prima di celebrare il funerale di un genere di spettacolo, quindi, e pur considerando la variabile meteorologica (particolarmente influente solo nel 2014) Tosi dovrebbe chiedersi perché l’Arena sia meno frequentata di altri luoghi dove s’inscena la lirica, anche di gran lunga meno affascinanti dell’anfiteatro romano. E come mai a poca distanza da Verona, la Fenice di Venezia riesca ad essere “virtuosa” al punto di aumentare le rappresentazioni (raddoppiate nel quinquennio 2008-2013) e gli spettatori (+ 23 mila).

Se le serate in anfiteatro diminuiranno, sarà per provare a frenare l’emorragia di bilancio che ha ormai portato il debito della Fondazione a una trentina di milioni, in costante crescita. Ma è molto dubbio che il rilancio dell’Arena passi per una programmazione ancora più esangue di quella delle ultime estati, che hanno visto nuove produzioni con il contagocce e una totale assenza di coraggio nella scelta dei titoli. La spending review di Tosi, insomma, non prevede investimenti sul piano artistico. Il che la rende rinunciataria e tendenzialmente involutiva, oltre che fumosa e approssimativa quando il sindaco in veste di sovrintendente parla di “contaminazione di generi, accostando la lirica a qualcosa di innovativo”. Più sensato puntare sul musical e portare Arena Extra a un ruolo più concreto nella produzione di eventi pop. Ma la ricetta “accostare classico a moderno”, supponendo così di attirare i giovani, a proposito dell’opera sembra del tutto velleitaria, oltre che generica.

Tant’è: sotto la spinta del sindaco di Verona, che cerca il colpaccio d’immagine realizzando la copertura dell’anfiteatro (ma quale sarebbe l’utilità pratica: salvare le pochissime serate annullate causa pioggia nelle estati normali? Evitare le interruzioni, che non sono poi così frequenti?), la nave della Fondazione sta entrando in acque molto agitate anche per quanto riguarda i dipendenti (un po’ meno di 300 quelli fissi, circa 700 gli stagionali). Nell’invitare inizialmente i lavoratori a “fare la loro parte”, Tosi ha utilizzato un eufemismo oggi molto frequente fra i politici,  che sottintende sacrifici e problemi in arrivo e inevitabilmente tocca nervi scoperti e fa scattare reazioni sindacali. Quarantott’ore più tardi, lo stesso sindaco ha chiarito a cosa pensava: i dipendenti della Fondazione “costano troppo”, molto più dei comunali (in media, dice, 52 mila euro annui contro 36 mila). Ormai è sempre più evidente che il punto di arrivo dei tagli  è un drastico ridimensionamento complessivo: nella produzione artistica e  nella dimensione occupazionale. O perlomeno negli stipendi. La rinuncia al teatro Filarmonico, non senza un implicito “j’accuse” all’Accademia, rea di non avere finora dato prova di sensibilità culturale rifiutando di abbassare il canone d’affitto, è funzionale all’uno e all’altro obiettivo. Passando al piccolo teatro Ristori, la Fondazione non solo dovrà “minimizzare” i suoi programmi artistici, ma in conseguenza del trasloco potrebbe cercare di “rinunciare” a non pochi dipendenti.

A Verona si annuncia un autunno ancora più caldo di questa estate sahariana.

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Pubblicato su Vvox.it