Concerti

Gli inventori della stereofonia

Oltre il Rinascimento, nel pieno del secolo barocco, il Seicento, e fino agli albori del Settecento. Un viaggio musicale avvincente in compagnia della voce, con la bussola puntata su Venezia, sulla Cappella della Basilica di San Marco, per secoli uno dei punti focali della musica in Europa.

A Santa Corona, il festival Vicenza in Lirica ha messo a segno un bel colpo, regalando agli appassionati un’incursione negli affascinanti dominî della polifonia così come era concepita e realizzata a San Marco: un’invenzione che non cessa di stupire per la sua visionaria modernità nell’adattarsi allo spazio monumentale della Basilica, trovando il modo di andare oltre la dottrina severa del contrappunto per inventare lo stile dei cori spezzati, che dialogano nella trama fittissima di 8, 10, 12 voci. Inventando di fatto la pratica di ascolto che oggi noi chiamiamo stereofonica. E indicando la via del futuro stile concertato grazie alla determinante presenza di strumenti di accompagnamento sempre più significativamente connotati.

A Santa Corona c’era uno dei maggiori specialisti italiani di questo repertorio, il vicentino Francesco Erle, alla testa della sua preparatissima Schola San Rocco e con un selezionato gruppo strumentale composto da due violini (Enrico Parizzi, Pietro Battistini) e tre viole da gamba (Silvia De Rosso, Marco Casonato, Iris Fistarollo) oltre all’organo portativo, cui sedeva Alberto Maron. Tutti hanno dato vita a un’esecuzione tersa, concentrata e profonda, di grande rigore stilistico ma anche di efficace libertà espressiva.

Il percorso è iniziato con Giovanni Gabrieli, primo organista in San Marco fino alla morte, avvenuta nel 1612: due pezzi corali a 12 e 8 voci di straordinario impatto espressivo. Quindi spazio a Giovanni Legrenzi, che fu maestro della Cappella ducale sul finire del ‘600, musicista sapiente, versato anche nel repertorio profano e dedito a quello operistico: Kyrie, Gloria e Credo da una Messa “a due Chori con strumenti”, un paio di Mottetti a due voci e continuo (con Giulia Bolcato e Valeria Girardelli, squisite interpreti); e ancora, un Magnificat a due cori edito recentemente dall’attuale maestro della Cappella marciana, Marco Gemmani: un gioiello di brillantezza accattivante, ritmicamente scolpita nell’intreccio polifonico. E poi, i “Crucifixus” di due diversi “Credo” di Antonio Lotti, nei quali la dottrina polifonica non esclude la forza patetica della pagina più drammatica del Simbolo Niceno.

Nel video, quattro momenti della serata applaudita da un pubblico discretamente numeroso: “Jubilate Deo omnis Terra” a 8 voci di Giovanni Gabrieli, il Kyrie dalla Messa “a due Chori” di Giovanni Legrenzi, il “Crucifixus” a 8 voci (dal “Credo in Fa) di Antonio Lotti e un frammento dell’esultante Magnificat di Legrenzi.