Concerti

Beatrice Rana, il suono visionario

Beatrice Rana, 22 anni, domina il pianoforte con un’energia e un’intensità rare a sentirsi. Sembra una continua lotta con il suono, la sua, dagli esiti talvolta ancora germinali e disomogenei ma sicuramente interessanti specialmente nelle prospettive del Novecento.

Nella Sala Maffeiana del teatro Filarmonico di Verona, dove l’Accademia offre un’allettante rassegna di giovani pianisti ormai lanciati nel concertismo internazionale, Rana ha impaginato un programma sofisticato e coraggioso, diviso fra lo Chopin della Sonata con la Marcia Funebre e del terzo Scherzo e un sintetico quanto illuminante florilegio del pianismo all’inizio del XX secolo, nei nomi di Debussy (“Pour le piano”), Skrjabin (Sonata n. 10 op. 70) e Ravel (“La Valse”).

A proposito di Chopin, la giovane pianista sembra avere una prospettiva cronologica rovesciata: talvolta quasi lo apparenta a Skrjabin nella magmatica ricerca di suono dentro a un fraseggio denso, quasi congestionato, che si distende solo nei movimenti lenti, a loro volta trasfigurati in chiave onirica, rarefatta. La cornice è data da tempi rapinosi o estatici, da contrasti dinamici abbaglianti. Un “work in progress”, si direbbe, ma di quelli da seguire, perché la personalità non manca a questa giovanissima interprete. E uno Chopin così spiazzantemente “moderno” vale comunque qualche riflessione.

Affascinante senza riserve, invece, il trittico Debussy-Skrjabin-Ravel. Beatrice Rana sfoggia una tecnica impressionante per forza ed esattezza, messa a disposizione di una linea interpretativa coerente e profonda, che illumina il nuovo di pagine fondamentali nella storia del pianoforte dopo il Romanticismo e verso la modernità. Trionfa un suono evocativo e comunicativo, che nella visionaria ultima Sonata di Skrjabin assume un valore strutturale centrale, nella “Valse” (il maggiore exploit virtuosistico) non fa rimpiangere la versione a due pianoforti, in Debussy illumina sapientemente il nuovo approccio alla tradizione antica di questa pagina fondamentale.

Alla fine, un trionfo.