Oltre la musica

Olimpico minestrone

“I fiori dell’Olimpo”, annunciati a Roma, sbocceranno nel teatro di Palladio e Scamozzi? Staremo a vedere. Ma intanto, per favore, non chiamatelo più “Ciclo di spettacoli classici”. Quello appena presentato è il programma più caotico e sconcertante da molto tempo a questa parte. Nel quale non ci sono quasi i classici e non c’è neanche un vero, plausibile, profondo sguardo contemporaneo sui classici.

Ci sono gli allievi della scuola di teatro del Biondo di Palermo, portati in gita premio dalla loro maestra Emma Dante, con la scusa dell’Odissea (che del resto, è noto, nulla ha da spartire con l’Olimpico), dove mai avrebbero osato neanche pensare di mettere piede, se non come turisti. E adesso chissà se qualcuno si prenderà la briga di spiegare ai docenti delle tante, tantissime scuole di teatro a Vicenza, nel Vicentino e nel Veneto il motivo per cui invece i loro allievi “non sunt digni”.

C’è una spettacolazione su amor sacro e amor profano a partire da San Paolo con la colonna sonora di una Cantata di Bach. Si promettono molte provocazioni.

C’è una nuovissima coreografia di autore greco e titolo inglese (“Primal Matter”, più o meno “questione primaria” ma anche “materia principale”) di cui sfugge il soggetto  ma non l’oggetto: “il corpo umano come campo di battaglia”.

Tutto questo sarebbe semmai adatto a una stagione al teatro Comunale, ma non si capisce quale rapporto “fondamentale” abbia con il teatro Olimpico, a cui invece la Fondazione del Comunale lo destina. Come non si capisce quale rapporto possa avere con la scena palladiana (se non perché è molto glamour, in quanto tale presto destinata a ospitare anche gare di scherma in diretta Tv) lo show di Alessandro Baricco, che racconterà di Palamede, anti-eroe della guerra di Troia vittima di Ulisse.

Del resto, la mitologia greca circola abbondantemente in questo secondo programma di Emma Dante per l’Olimpico. Basta che non sia collegabile con la mediazione dei classici. Così è per il mito archetipico per eccellenza, quello di Orfeo, che sarà dispensato nell’ennesima riscrittura teatrale. (A margine: per puro caso, un paio di mesi prima all’Olimpico si avrà – a cura di Vicenza in Lirica – un edizione semiscenica dell’opera su Orfeo di Gluck. Puro caso, perché Emma Dante lavora nel riserbo più stretto e assoluto)

Infine, ebbene sì, spunta anche un titolo tragico: Le Eumenidi, terza parte dell’Orestea di Eschilo. Spettacolo nuovo? No, riedizione di quello del 2004 portato alla Biennale da Vincenzo Pirrotta, pur arricchito con gli esiti di una recente ricerca sul rapporto fra blues e vocalità popolare e arcaica. Ma almeno spettacolo che sulla carta ha qualcosa a che fare con quello che dovrebbe essere l’assunto generale: il nuovo sguardo sui classici.

Tutto il resto è un minestrone. Forse furbo, sicuramente ammiccante, ma dal profumo indefinibile. Altro che fiori olimpici.